LA SLITTOVIA

Non si hanno notizie precise sui metodi di trasporto del minerale nelle prime fasi di sfruttamento della miniera prima della riscoperta nel XVIII secolo.

Considerato il tragitto in discesa da percorrere è logico pensare che la prima cernita venisse effettuata in loco e il trasporto a valle effettuato in ceste o slitte.

I trasporti con le slitte o con animali sono con molta probabilità gli unici sistemi utilizzati prima del XIX secolo.

L’attività estrattiva della zona doveva confrontarsi con il trasporto a valle delle pietre da macina, caratterizzate da un carico non suddivisibile e stimabile anche in più di 90 kg per macina.

L’uso delle slitte è testimoniato dalla presenza di marcature lasciate localmente sulla roccia dallo sfregamento dei pattini.

Il trasporto a valle con slitte era un sistema molto diffuso ed adottato anche nella vicina miniera di Cogne.

L’esempio più evidente di questa rete viabile per i trasporti è la strada che collega la miniera di Servette alla località Trèves, dove si trovava una fonderia e veniva effettuata una fase di trattamento del minerale.

Slittovia detta anche chemin des luges

La strada, comunemente conosciuta anche come “slittovia” o chemin des luges,, lunga più di 700 metri, è caratterizzata da una pendenza estremamente regolare (pari a 8°) che permetteva il trasporto del minerale lungo questa via e con sistemi manuali ed animali che consentivano il controllo delle pesanti slitte cariche di minerale, la larghezza è regolare e raramente scende sotto ai 3 metri di larghezza.

TELEFERICA

Nella seconda metà del XIX secolo il sistema di trasporto del minerale subisce una netta modernizzazione, con una serie di cambiamenti derivanti dalle specifiche necessità del momento estrattivo.

Benna di trasporto

Nel 1918 furono costruiti gli impianti per il trasporto della pirite, da Servette alla Laveria dell’Acqua verde, che consistevano in una teleferica (va-e-vieni) a sette appoggi con due benne da 220 kg l’una.

L’impianto, della lunghezza di circa 1000 m, superava un dislivello di circa 670 m ed aveva una portata massima di 100 q al giorno.

Dato che la portata era ritenuta bassa era stato progettato di aumentarla a 300 q al giorno, utilizzando benne in tandem.

Il minerale poteva venire caricato oltre che alla stazione di partenza (a quota 1815 m), al termine della ferrovia Decauville di quota 1777 m circa ed al livello San Giacomo.

Teleferica (ricostruzione) da Servette alla Laveria dell’Acqua verde
Stazione intermedia di carico nei pressi della Slittovia

Tuttavia, negli anni successivi, con il progressivo abbandono della sezione Servette, anche gli impianti di trasporto subirono una progressiva dismissione.
Nel 1940 la funicolare Servette-ex Laveria era inservibile a causa della rottura della fune portante e nello stesso anno veniva smontata anche la teleferica Tillier-Chuc. A testimonianza di quest’ultima rimane la stazione di partenza a Servette, abbarbicata sulle rocce davanti all’imbocco del livello Tillier.

Teleferica (ricostruzione) da Servette alla Laveria dell’Acqua verde – Stazione di rinvio, quota 1815 m

STAZIONE INTERMEDIA TELEFERICA

Teleferica (ricostruzione) da Servette alla Laveria dell’Acqua verde
Stazione intermedia di carico nei pressi della galleria San Giacomo

FERROVIA DÈCAUVILLE

Dopo l’abbattimento e la prima cernita del minerale, fatta dagli operai stessi sul posto, il trasporto del minerale internamente al sotterraneo avveniva lungo i livelli di carreggio su rotaia.

Carrello a barca per la ferrovia Decauville al livello intermedio 1437 – Settore Chuc (foto Cesti)

La ferrovia era a scartamento ridotto, tipo Decauville, con interasse fra i binari di 50 cm e traversine di legno.

Materiale rotabile per ferrovia tipo “Decauville”

I vagoncini erano di tipo a ribaltamento laterale (cassa a barca) o frontale (tipo beccaccia o a bocca di pesce).

Carrelli e vagonetti tipo “Decauville”

Accessori per carrelli e vagonetti tipo “Decauville”

Il materiale estratto veniva scaricato nei fornelli dalle apposite strutture e poi veniva convogliato verso i livelli più bassi, in certi casi, su brevi tratti, venivano utilizzate anche semplici carriole. I fornelli erano stati scavati anche per il riconoscimento in verticale delle zone mineralizzate. Nella sezione Chuc la loro inclinazione variava dai 55° ai 70° e anche a Servette il fornello progettato e tuttavia mai realizzato fra il livello San Giuseppe e il ribasso doveva avere un’inclinazione media di circa 70°.

Allo sbocco basso dei fornelli spesso erano presenti scivoli e tramogge per il carico del minerale sui vagoncini.

Esternamente, sui piazzali di prima lavorazione, successivamente alle prime fasi di arricchimento del minerale il materiale veniva trasferito su vagoncini alle stazioni di carico delle teleferiche per il trasporto a valle.

CAVALLETTO DI RINVIO TELEFERICA

Teleferica (ricostruzione) da Servette alla Laveria dell’Acqua verde – Cavalletto di rinvio

LE SCORIE DI FUSIONE

Gli accumuli di scorie lungo la strada poderale di Saint-Marcel costituiscono la testimonianza delle attività fusorie nella Valle.

Le scorie variano per forma, dimensioni, colore, tessitura e porosità. Sono costituite principalmente da silicati di ferro e magnesio, da ossidi di ferro e alluminio, da solfuri di ferro e rame e infine da vetro, in cui sono concentrati gli elementi residui della fusione.

Le scorie di Servette sono caratterizzate da incrostazioni verdi-azzurre costituite da malachite e crisocolla oppure arancio-bruno-gialle dovute alla presenza di idrossidi di ferro.

Internamente e in superficie esse possono inglobare relitti di carbone interamente o parzialmente combusti. le scorie sono derivate principalmente dalla fusione dei residui di materiale sterile che accompagnava il minerale arricchito, delle ceneri di combustione del carbone e di materiale roccioso minutamente frantumato (quarzo, carbonato, ecc.). Quest’ultimo veniva talora aggiunto appositamente per favorire il processo di “scorificazione” ossia la separazione durante la fusione della frazione metallica, che essendo più pesante e immiscibile si accumulava sul fondo, dal materiale sterile (ganga) che si separava come scoria.

Vengono distinti due tipi principali: le scorie di evacuazione e le scorie grezze o di forno.
Le scorie di evacuazione (dette anche di colata o di deflusso) erano prodotte per raffreddamento degli scarti silicatici fusi che fluivano all’esterno attraverso apposite aperture praticate alla base del forno.

Si tratta generalmente di scorie grigio-violacee, piatte, lisce, compatte, poco porose che, a percussione, producono un suono metallico; talora presentano corrugamenti legati allo scorrimento del fuso (più marcati quando il fuso era molto viscoso), mammelloni, bolle e canali di degassazione.

Nel forno, specialmente dopo il primo ciclo di fusione, rimanevano le scorie interne o scorie grezze, che venivano rimosse al termine di ogni ciclo di lavorazione.

Queste scorie sono di color bruno-grigio-nero, porose, con superficie irregolare e possono includere clasti e locali bolle di degassazione. al loro interno sono presenti talvolta porzioni non fuse del minerale originario, frammenti rocciosi e resti di carbone di legna.

Scoria di evacuazione