Nel vallone del torrente Saint-Marcel sono presenti importanti mineralizzazioni a ferro-rame e a manganese, sfruttate sin dall’antichità con una intensa attività mineraria.

Miniere di Saint-Macel – Settore di Servette – Vista Aerea

Miniere di Saint-Macel – Settore di Servette – Vista Aerea

La miniera di Chuc-Servette si divide in due sezioni principali, di cui quella di Chuc è la più bassa e sita alla base del versante sinistro, mentre quella di Servette si trova a quota più alta, a mezzacosta sul versante destro del vallone di Saint-Marcel.
Nella sezione di Chuc i livelli principali di coltivazione sono cinque e hanno dato origine ad un labirinto di gallerie e cameroni in rimonta e in discenderia, in parte ripienati, collegati fra loro e ai livelli principali da pozzi inclinati e fornelli di getto. Il più lungo dei livelli raggiunge i 550 m di profondità.

Miniere di Saint-Macel – Settore di Chuc – Sezione longitudinale dei livelli

Con il trascorrere del tempo la stabilità di molte strutture del sotterraneo risulta sempre più compromessa e oggi molte di queste gallerie non è più percorribile.

La sezione di Servette è la parte più antica della miniera con le gallerie di ricerca e coltivazione comprese fra le quote 1700 e 1890 m. Gli imbocchi degli scavi sono numerosi, disseminati su una vasta area del versante sud-est e sud-ovest.

Le testimonianze sulla produzione delle miniere dall'antichità fino al XVIII secolo riferiscono di una produzioni globali stimate in 10.000 tonnellate di calcopirite estratta per la produzione di rame. La coltivazione del giacimento di Servette ebbe inizio in epoca romana (forse pre-romana) e continuò fino al Medio evo. Poi gli imbocchi delle antiche gallerie caddero in rovina e finirono sepolti da detriti; furono riportati alla luce nel XVIII sec. quando alcune valanghe asportarono i detriti che li ricoprivano.

Miniere di Saint-Macel – Settore di Servette –  planimetria del settore Sud

Grazie all’abbondanza di foreste nell’area, la miniera fu riattivata e la coltivazione riprese con tecniche più moderne: sul posto furono anche costruiti gli impianti di arricchimento, arrostimento e fusione del minerale.

Il combustibile necessario era fornito dai carbonai che provvedevano in situ alla produzione del carbone impiegando legna di abete rosso e larice accatastata e carbonizzata in condizioni
anaerobiche.

A causa della scarsa lungimiranza dei nuovi minatori che miravano a profitti immediati, l’estrazione del minerale avvenne in modo irrazionale, cosicché vennero abbattuti anche i pilastri che gli antichi coltivatori avevano lasciato a sostegno delle volte, provocando già negli anni 1770-80 i primi crolli.

Fino al 1780 dal giacimento venne estratta esclusivamente calcopirite che era trattata direttamente nei pressi della miniera. nel XX sec.

I lavori più importanti ebbero luogo a Chuc e furono orientati all’estrazione dello zolfo dalla pirite, nonché alla produzione di acido solforico, solfati e fertilizzanti. l’attività mineraria in Valle cessò definitivamente nel 1957.

La miniera comprende numerose gallerie scavate a varie quote, in corrispondenza delle maggiori concentrazioni di pirite e calcopirite.

Le coltivazioni minerarie principali, ora non più agibili, avevano gli imbocchi all'interno del versanti in frana.

È proprio in questa zona che le diverse metodologie di scavo, conseguenti al succedersi delle tecnologie minerarie in un periodo di due millenni, hanno dato origine all’instabilità delle pareti e delle volte dei grandi cameroni.

Miniere di Saint-Macel – Settore di Servette –  planimetria del settore Nord

La vastità degli scavi interni è notevole come dimostrato anche dalla lunghezza della galleria Servette, che raggiunge i 280 m.

Una maggiore stabilità si osserva invece in quelle che si aprono nella parte più settentrionale della miniera, nelle quali si riscontrano anche tipologie di scavo diverse, in parte riferibili all’estrazione delle pietre da macina.

Galleria San Giacomo – Macine abbandonate in galleria prima di ultimare le operazioni di distacco

Da questo punto di vista la galleria più interessante è il livello San Giacomo, nella quale sono presenti sia scavi per l’estrazione delle macine che per la coltivazione dei solfuri.
La galleria più lunga della parte settentrionale è invece il livello San Giuseppe che raggiunge i 200 m.

Esprit Benoit Nicolis de Robilant


Visualizza video in YouTube

Jean-Baptiste de Tillier


Visualizza video in YouTube

Horace-Bendict de Saussure


Visualizza video in YouTube

Sollmann Bertolio


Visualizza video in YouTube

Esprit Benoit Nicolis de Robilant (Torino 1724-1801), ufficiale di artiglieria, mineralogo ed ingegnere militare, seguì i corsi delle scuole minerarie di Freiberg e di Lipsia, visitò numerose miniere della Germania. Nominato nel 1752 Ispettore Generale delle miniere degli Stati Sardi sotto il regno di Carlo Emanuele III. Aprì nell’Arsenale di Torino una Scuola Pratica di Mineralogia, scrisse e pubblicò molto sui temi geologici e mineralogici. Visitò la miniera di Servette nel 1756.

Horace-Bénédict de Saussure (Ginevra 1740–1799) naturalista e alpinista svizzero, è considerato il padre dell’alpinismo. La descrizione dei suoi sette viaggi alpestri e delle sue osservazioni scientifiche sono pubblicati in quattro volumi sotto il titolo “Viaggi nelle Alpi”. Nel 1760 deciso a calcolare l’altitudine del Monte Bianco, promette una ricompensa a chi per primo troverà la via per raggiungere la cima che raggiunge nel 1787 (terza salita). Condusse studi sul clima montano ed effettuò osservazioni meteorologiche, inventò l’igrometro a capello.

Jean Baptiste de Tillier (Aosta 1678 -1744) è stato un politico e storico italiano, alto funzionario del Ducato di Aosta durante il dominio sabaudo. Rappresenta la figura maggiore della storiografia valdostana classica, nel 1700 divenne Segretario degli stati e del Conseil des Commis, la più alta carica amministrativa del Ducato di Aosta. Scrisse molte opere, incentrandosi sulla storia della Valle d’Aosta, in particolare, la sua opera Historique de la Vallée d’Aoste fu composta tra il 1721 e il 1740 per portare avanti le ragioni dell’autonomia valdostana. Nel 1732 documenta la riscoperta e riapertura delle attività di estrazione del minerale a Servette

Ingegner Sollmann Bertolio nel novembre 1893 viene assegnato al Regio Corpo delle Miniere. Distinguendosi per le sue capacità, fu chiamato ad insegnare Arte mineraria al Politecnico di Milano. Fu nominato direttore di miniera in molte aree estrattive sia in Sardegna che in Piemonte, incrementò lo sviluppo del settore minerario sia dal punto di vista tecnico che sociale, favorì la costruzione di alloggi moderni e confortevoli per le maestranze, curando il miglioramento delle condizioni di lavoro dei minatori. Fondò nel 1895 l’Associazione Mineraria Sarda. Morì improvvisamente nel 1923.

Nicola Pannelli è un attore italiano prevalentemente di teatro, ma anche di televisione e di cinema. Ha lavorato e lavora nei principali teatri in Italia e all’estero, con molte delle Compagnie teatrali di alto livello, è ed è stato diretto da alcuni fra i registi italiani più importanti. Alterna con estrema passione repertorio drammatico, comico o tragico e si caratterizza per il gioco trasformistico che fa delle sue interpretazioni oggetti di rara qualità. Detto ciò, i suoi veri capolavori restano tutt’oggi sua moglie Gaea e suo figlio Pietro.

Nelle miniere di Saint-Marcel ritroviamo numerose testimonianze dei depositi di minerali del fondo di un antico Oceano che sono stati sollevati e riportati in superficie dallo scontro tra le placche europea e africana.

La coltivazione del giacimento di Servette ebbe inizio in epoca romana e continuò fino al Medio Evo. In seguito gli imbocchi delle antiche gallerie caddero in rovina e finirono sepolti da detriti; furono riportati alla luce nel XVIII sec. quando alcune frane asportarono i detriti che li ricoprivano. Anche grazie all’abbondanza di foreste nell’area, la miniera fu riattivata e la coltivazione riprese con tecniche più moderne: sul posto furono anche costruiti gli impianti di arrostimento e fusione del minerale. Fino al XIX secolo dal giacimento venne estratta esclusivamente calcopirite che era trattata direttamente nei pressi della miniera. L’attività mineraria cessò definitivamente nel 1957.

La miniera comprende numerose gallerie scavate a varie quote, in corrispondenza delle maggiori concentrazioni di pirite e calcopirite. Le più importanti gallerie sono situate a sud-ovest degli alloggiamenti di Servette e sono denominate Gran Sala, Pompe e Forgia. Nel sottosuolo sono presenti grandi vuoti (le “sale”), cunicoli, pozzi.

Intorno a voi sono ancora presenti i ruderi degli antichi edifici utilizzati per la frantumazione, arrostimento e cernita del minerale.

Le rocce del Vallone di Saint-Marcel si sono dimostrate particolarmente adatte alla macinazione in quanto sono tenere (cloritoscisti) ma contengono cristalli molto duri (granati). Sappiamo che piccoli mulini manuali, cioè azionati dalla sola forza di un uomo, erano già realizzati nella tarda romanità, proprio con rocce estratte dalle cave di Servette.     Leggi ancora…

Fino ai primi del ‘900 il trasporto a valle del minerale era effettuato attraverso lo “slittaggio” lungo piste che collegavano le aree di estrazione del minerale alle zone in cui veniva lavorato.
Questa slittovia (o “via di lizza”) che collega l’area mineraria di Servette alla fonderia Treves, è il miglior esempio valdostano per stato di conservazione. È caratterizzata da un profilo costruttivo con un dislivello perfettamente costante; in evidenza l’erosione lasciata dai pattini delle slitte sulla pavimentazione.

Il processo produttivo della fonderia settecentesca in località Treves comprendeva la cernita del minerale grezzo estratto dal sottosuolo, la sua frantumazione e la macinazione con frantoi e mulini e la separazione dei granuli di calcopirite dalla frazione sterile.
Una volta selezionato, il minerale veniva steso su un letto di legna ardente e arrostito per eliminare lo zolfo.

Il ricovero del guardiano fu l’ultimo edificio ad essere abbandonato alla chiusura delle miniere. Al suo interno, la finestra che guarda a valle era punto privilegiato dove poter osservare e vigilare sulla polveriera e sul deposito dei detonatori.

Il Ru de Ruvier, le cui acque scorrono qui a fianco, è uno dei numerosi canali irrigui costruiti in Valle d’Aosta.

Costruiti dall’operosità umana, in larga parte tra il XIII e XV secolo, i “rus” hanno avuto ed hanno tuttora un ruolo importante nell’economia valdostana, grazie al loro apporto di notevoli quantità di acqua verso aree che normalmente ricevono scarse quantità di precipitazioni, permettendo così l’irrigazione e la coltivazione di terreni altrimenti improduttivi.