LE MACINE: CARATTERISTICHE, UTILIZZO E COMMERCIO

Quali sono le particolarità di questa roccia e perché era considerata adatta alla molitura?

Questa roccia viene chiamata “cloritoscisto a granati”. E’ un materiale resistente ma allo stesso tempo lavorabile, con una superficie da cui sporgevano granuli molto duri. E’ costituito da una massa di fondo, rappresentata dalla clorite piuttosto tenera, all’interno della quale compaiono molti cristalli di granato estremamente duri. L’alternanza di questi due tipi di minerali, uno tenero e l’altro molto duro, garantiva costantemente una superficie sempre abrasiva che consentiva di triturare i cereali e ottenere la farina.

La lavorabilità di questo materiale, ma allo stesso tempo la sua compattezza e resistenza meccanica, fecero si che trovasse impiego anche come materiale da costruzione e in particolar modo, proprio perché così duttile, riutilizzato in elementi architettonici quali cornici di aperture, conci angolari e architravi di finestre. Molte delle abitazioni disseminate nelle varie frazioni di Saint-Marcel recano nei loro prospetti aperture incorniciate da porzioni o mezze macine riadattate.

(Chevroz)

(Enchasaz)

(Plout)

Come erano chiamate le cave per macine del Vallone di Saint Marcel?

Nel testamento di Ebalo Magno di Challant stilato il 23 maggio del 1323, nel quale egli lascia eredi i suoi tre nipoti Guglielmetto, Aimonetto e Ibleto, si parla esplicitamente del diritto di “extrahere et duci facere molas de moleria Sancti Marcelli”.

Per cosa e come erano usate le macine?

Le macine di Saint Marcel venivano utilizzate oltre che per macinare cereali e noci, anche affilare gli utensili e per frantumare il minerale. Potevano essere impiegate quindi sia in mulini manuali o in quelli azionati dalla forza idraulica, oppure nelle forge e negli ambienti dove si lavorava e affinava il minerale.

(Mulino idraulico di Seissogne)

(Mulino manuale (Disegno di Riccardo Merlo))

Come funzionava un’antica macina manuale?

Era uno strumento piuttosto semplice al quale erano aggiunti pochi elementi in legno o piombo per facilitarne l’utilizzo. La macina fissa aderiva, con la faccia piana inferiore, alla superficie su cui era posata. Sopra di essa ruotava un’altra macina fissata a quelle inferiore tramite un perno verticale. Sul lato era inserito un manico di legno che permetteva, con il movimento della mano, di ruotare la macina e realizzare la macinatura. Le due macine si sfioravano tra loro lasciando un piccolo spazio nel quale si infilavano le sementi per essere triturate. La farina usciva dai bordi tra le due macine.

(Elementi di un’antica macina manuale)

(Macina manuale in Siria)

Le macine di Saint Marcel hanno avuto un commercio?

Soprattutto durante il Medioevo, cioè tra X e XIII secolo, le macine del Vallone di Saint Marcel hanno raggiunto i mercati dell’intera Pianura Padana. Le attestazioni, prevalentemente ricavabili da indagini archeologiche, trovano conferma nella ricca documentazione di atti inerenti il controllo dei pedaggi dove le macine transitavano. Che si trattasse di un’attività garante, per alcuni personaggi, di elevati redditi, lo si evince dalle numerose controversie nelle quali furono implicati coloro che poterono istituire un pedaggio lungo l’itinerario che le macine dovevano percorrere per arrivare al luogo dove sarebbero poi state utilizzate. Scontri, rappresaglie, interventi imperiali, costruzione di castelli, prevaricazioni vescovili tracciano un quadro nel quale l’intento è quello di riuscire a padroneggiare il monopolio di un lucroso transito.