Il sistema di coltivazione utilizzato a Servette era quello detto “a ripiena”, in cui le lenti mineralizzate venivano completamente abbattute e i vuoti erano riempiti con minerale di scarto o sostenuti da muri a secco.

Gli attrezzi da lavoro impiegati dagli operai erano pochi e semplici quali: martelli ad aria compressa, mine, pale, picconi, elmetti per la protezione del capo, lampade ad acetilene per l’illuminazione e carrelli su rotaia per il trasporto all’esterno del materiale estratto.

La ricerca di nuove lenti mineralizzate veniva effettuata tramite sondaggi con carotatori a corona.

La mineralizzazione veniva abbattuta con l’esplosivo, fatto brillare dopo che il capocantiere aveva impartito l’ordine.

L’area del cantiere era soggetta a frane di scivolamento del materiale sciolto lungo i versanti e a frane di crollo che interessavano sia gli imbocchi che gli interni delle gallerie, la maggior parte degli edifici e gli stessi sentieri.

Agli inizi del XX secolo il cantiere era collegato alla laveria (situata nel fondo valle) tramite la teleferica, le tubazioni dell’aria compressa, la linea elettrica e la linea telefonica.

Gli operai del cantiere erano organizzati in squadre con turni di 8 ore per 6 giorni consecutivi: dalle 6.00 alle 14.00 e dalle 14.00 alle 22.00; le squadre si alternavano secondo turni settimanali.

Minatori presso gli alloggi

Gli operai erano organizzati in base alle proprie mansioni; si distinguevano in addetti al carico delle benne, manovali, minatori, sorveglianti.

Gli addetti al carico delle benne lavoravano tutto il giorno al freddo o sotto il sole cocente, mentre i minatori ed i manovali trascorrevano le giornate all’interno delle umide gallerie. dal 1952, a causa della diminuzione degli operai, venne effettuato un unico turno di lavoro dalle 7.00 alle 14.00.

Gli operai consumavano il pranzo e la cena nei locali messi a disposizione dalla ditta e uno di loro cucinava o/e riscaldava le vivande portate dal personale. Ciascuno doveva provvedere personalmente alle proprie bevande e al vitto.

Gli operai provenivano per la maggior parte da Saint-Marcel o dai paesi limitrofi. Dovevano raggiungere il posto di lavoro a piedi entro le 6.00. La sera rientravano a casa eccetto quelli di Saint-Denis e delle province di Bergamo, Brescia e Venezia, che pernottavano nelle case operaie.

Utilizzavano il tempo libero giocando a carte, a bocce o riposandosi; a volte scendevano fino a Seissogne o a Plout per trascorrere la serata all’osteria a bere e ballare con gli amici.

Il personale della miniera non possedeva abbigliamento impermeabile, calzava zoccoli in legno e calze di lana, indossava pantaloni con grosse toppe (knikkerbockers), maglioni di lana, camicie e canottiere. non indossava né guanti né cappelli, dal 1947 venne imposto l’uso dell’elmetto di protezione.

La temperatura all’interno delle gallerie era costante, ma gli operai venivano a contatto con frequenti correnti d’aria.

L’aria respirata era tutt’altro che sana, il gas che si diffondeva dopo le esplosioni e la polvere provocavano spesso giramenti di testa, intossicazioni, mal di pancia e di gola. Quasi nessuno era esente dalla silicosi ed era molto diffuso tra gli operai il mal di schiena causato dalle dure condizioni di lavoro e dall’alto tasso di umidità.

Quando un operaio si feriva otteneva i primi soccorsi dal capo-cantiere nell’infermeria e, nei casi più gravi, veniva trasportato all’ospedale. in caso di malattia o di infortunio, l’operaio poteva usufruire di un’indennità comunque inferiore alla retribuzione ordinaria.

Ogni anno gli operai dovevano sottoporsi ad una visita medica istituita come servizio di previdenza sociale. Godevano di 6 giorni di ferie all’anno, percepivano uno stipendio che variava a seconda della mansione svolta e delle ore di lavoro. Non erano tutelati da leggi particolari, ma potevano essere iscritti ai sindacati.

COLTIVAZIONE IN SOTTERRANEA A SERVETTE:

per semplicità d’esposizione si può dire che tale coltivazione è costituita da una cavità con le seguenti funzioni:

  • accesso,
  • circolazione,
  • cantiere.

L’accesso avviene attraverso gallerie a mezza costa; da queste si diramano le gallerie di carreggio principali dalle quali si staccano le gallerie di carreggio secondarie conducenti ai cantieri.

I metodi di coltivazione in sotterraneo sono molteplici e la loro articolazione è spesso complessa, nelle miniere di Servette si utilizzava principalmente la “Coltivazione per vuoti”, che consiste nell’estrarre quanto più minerale possibile dal filone, senza incorrere nel rischio di crolli, e si può suddividere:

coltivazione senza sostegni a camere isolate: asportando il materiale utile, compreso tra materiali non utili, si creano camere sotterranee il cui tetto si autosostiene;

coltivazione a camere e pilastri con platee di ribasso: analogo al precedente, attacca anche la massa mineralizzata del pavimento, approfondendo in verticale l’estrazione;

coltivazione a diaframmi abbandonati con camere e diaframmi: consiste nell’aprire entro il giacimento delle camere, separate da diaframmi lasciati a sostegno del tetto;